Oggi è venerdì 17, e allora il mio pensiero è rivolto alla scaramanzia.

L’Italia è conosciuta, nel bene e nel male, per la sua cultura popolare legata alla scaramanzia. Da Sud a Nord, oserei dire, rinomati sono gli amuleti, i corni di Napoli, le credenze sui gatti neri e similari, i “salati” riti “anti-sifga” e molti altri.

Ma cosa c’entra con la Psicologia? E, soprattutto, con il Coronavirus?

Quella di oggi è una mia riflessione sull'utilità della scaramanzia ai tempi del Coronavirus.

Iniziamo dalle basi: che cos’è la scaramanzia?

È un’associazione che facciamo tra due elementi che tra loro non hanno nessun rapporto di causa-effetto che sia sempre vero: il fatto che un gatto nero attraversi la strada non è necessariamente portatore di sfortuna, e se ci è successo di avere sfortuna dopo che un gatto nero ci aveva attraversato la strada è una pura causalità.

A cosa ci serve essere superstiziosi?

È appurato da ricerche scientifiche che la superstizione ci serva per esercitare controllo sulla nostra realtà. La sfortuna, infatti, non è controllabile, e, al pari della fortuna, può essere riferita solo al caso.

Eppure, quando siamo a ridosso di un evento che ci preoccupa particolarmente, ad esempio, ci serve per tenere a bada il nostro timore dell’imprevedibilità.

L’altra faccia della medaglia della superstizione, però, è che più siamo scaramantici meno agiremo per esercitare controllo sulle cose che possiamo davvero controllare.

Affidarci a rapporti di causa effetto che non hanno nessuna valenza scientifica, infatti, ci può far abbassare la guardia su quelli che possono essere davvero gli elementi che possiamo tenere sotto controllo.

Ad esempio, se prima di un’interrogazione a scuola mi vedo attraversare lo stesso gatto di cui sopra e se sono particolarmente superstizioso, potrò pensare che la verifica mi andrà male indipendentemente da quanto studierò; darò, quindi, molta importanza ad un evento casuale e che non posso controllare (l’attraversamento del gatto), sottovalutando quanto il mio impegno nello studio possa essere decisivo per l’esito dell’interrogazione.

A lungo andare questo processo ci può far perdere di vista l’importanza effettiva delle nostre capacità, e quella che in psicologia è chiamata agency, ovvero la nostra percezione di essere persone che possono attivamente agire sul mondo, i pionieri del nostro destino.

E il Coronavirus?

Questo ragionamento oggi vorrei che ci facesse riflettere su quanto quello che ci sta accadendo, se lo guardiamo in larga scala, può essere considerato davvero un fenomeno troppo più grande di noi, al di fuori del nostro controllo. Ma, come già ci siamo detti, se ci pensiamo bene troveremo sempre qualcosa che possiamo fare per sentirci attivi nella nostra vita, per dare valore alle nostre azioni nel quotidiano.

E se seguiamo troppo la scaramanzia, se diamo troppa importanza al caso, rischiamo di perdere di vista il potere che possiamo avere noi nell’agire concretamente sul mondo.

Forse oggi qualcuno si sentirà più scaramantico di ieri, provando a limitare il proprio senso di smarrimento davanti ad un fenomeno troppo vasto; magari qualcun altro sentirà che concentrarsi su quello che può fare nel concreto gli darà maggiore senso di controllo sulle preoccupazioni che lo assalgono.

Quello che tutti possiamo notare, però, è che quando ci rapportiamo a fenomeni così importanti la superstizione lascia davvero il tempo che trova. Oggi, venerdì 17, ci sentiremo più fortunati di chi non ce l’ha fatta e meno di chi ce l’ha fatta meglio di noi, ma saremo tutti accomunati da una lotta pacifica contro uno stesso nemico.

Ricordiamocene domani, quando ci renderemo conto che ieri abbiamo avuto fortuna e sfortuna esattamente come oggi.

Buon casuale weekend.

Faenza, 17 Aprile 2020

 

Dott.ssa Sabrina Lattes

Psicologa dello Sportello di ascolto dell’I.C. Matteucci

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